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Castello

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Il simbolo di Pereto è il Castello. La prima traccia documentata si ha nel 1096. In quell’anno la contessa Altegrima, vedova di Rainaldo IV, conte dei Marsi, signore del castello di Auricola, dichiara di possedere dei beni assegnati a lei nel giorno delle nozze dal suo defunto marito e fa testamento di tutti i suoi beni in territorio carseolano. Altegrima dona all’abbazia di Montecassino i quattro castelli, Auricola, Fossaceca, Camerata, e Perito; dona anche i monasteri di san Pietro di Perito o Pireto, di san Giovanni col suo ospedale, di san Giovanni di Valle Calvula.
Sarà dal 1150 al 1405 di proprietà della famiglia De Ponte, nobile famiglia marsicana che aveva altri possedimenti nella Marsica ed in altre zone dell’Italia Centrale.
I questo periodo di possesso dei De Ponte abbiamo interessante un altro testamento, quello di Rostaino Cantelmo (anno 1396), in cui rileva che il castello era tenuto come luogo di prigionia. Tra il 1369 ed il 1405 furono redatti una serie di atti per la vendita del Castello alla famiglia Orsini. Alcune di queste pergamene sono conservate attualmente presso l’Archivio Capitolino in Roma.
Il castello, dalle poche notizie che ci sono pervenute allo stato attuale, rimase attivo fino alla metà del 1400. Da quella data rimase disabitato ed esposto alle intemperie: per circa 5 secoli è stato bersaglio di fulmini e della pioggia. Il risultato fu che tutti i solai caddero e gli affreschi, di cui oggi ne sopravvivono ancora due, sono scomparsi dalle pareti interne del castello.
Nel 1967 fu acquistato da un privato, che con interventi di restauro durati dal 1967 al 1975 hanno ridato vita alla fortezza del paese. Per il restauro effettuato nel 1985 fu consegnato il diploma di miglior restauro ad opera di "Europa Nostra".
In questa mappa, ripresa dal foglio catastale n. 11, sono riportate le varie cinte murarie del paese che ad oggi sono ancora visibili.
Le mura cingevano l'intero paese partendo dalla torre maggiore del castello e si riallacciavano ad esso nella opposta torre di nord-ovest. Il paese risultava così completamente protetto del loro poderoso giro e dominato dalla massa potente e squadrata del castello. Diversi tratti delle mura sono stati in varie epoche utilizzati per scopi diversi da quelli originari; tuttavia la conservazione pressoché intatta del centro storico fa sì che le mura delle torri superstiti armonizzino perfettamente con il tessuto urbano, caratterizzato dalla coesistenza di edifici di epoche diverse ma tutti ugualmente riconducibili ad una tipologia ben precisa di architettura paesana, con case prevalentemente di piccole dimensioni costruite su vicoli molto stretti che si allargano di tanto in tanto in piazze, sulle quali si affacciano le varie chiese e i palazzi maggiori.
Partendo dal castello, il primo tratto di mura, per una lunghezza di circa 15 metri, è stato inglobato nella chiesa di S. Salvatore, ed è stato utilizzato come parete di fondo della chiesa stessa e della parte inferiore di un lato del campanile. Dopo un altro tratto, orlato di merli, si erge un poderoso bastione di forma cilindrica, poi le mura piegano ad angolo ottuso con un altro tratto, anch'esso merlato, la cui parte finale è stata utilizzata come parete di una casa privata.
Le mura piegano poi ad angolo retto fino ad una torre rompitratta a pianta quadrata. In questo tratto si apre una porta di conci di pietra disposti a sesto acuto, mentre il resto, rialzato di circa 1 metro, è stato utilizzato come parete d'una casa privata ed in esso è stata aperta anche una finestra.
La torre è stata coperta con un tetto di coppi ed utilizzata come stava; a partire da essa le mura scendono lungo un declivio fino ad un'altra torre, anch'essa a pianta quadrata, e poi ulteriormente fino alla chiesa di S. Giorgio A partire da tale punto risulta molto difficile decifrare l'andamento delle mura, in quanto costruzioni a posteriori ne hanno completamente alterato la fisionomia originaria. Solo una settantina di metri più in basso ne ritroviamo un tratto, inglobato in una casa privata, che prosegue fino ad una poderosa torre a pianta quadrata, la presenza nella quale di una finestra fa supporre che fosse abitata. E' questa la torre più grande di tutte. A partire da questa diventa nuovamente difficile ricostruire l'andamento delle mura, che si ripresenta invece una cinquantina di metri più in basso con un'altra torre merlata, in un lato della quale si apre una porta con architrave in pietra e cardini anch'essi in pietra.
Le mura sono costruite con pietre irregolari per forma e grandezza. Agli angoli delle torri i masselli di pietra sono squadrati e posati in maniera abbastanza regolare. Il tratto dalla chiesa alla porta a sesto acuto presenta nella parte interna un camminamento la cui larghezza varia da 50 a 70 cm. Seguivano l'andamento del terreno, sfruttandone in maniera funzionale le asperità. Nello stato originario dovevano avere una altezza di circa 8 metri con uno spessore variabile da 70 ad 80 cm.
Le torri dovevano essere poco più alte delle mura, fatta eccezione per quella maggiore che misura tuttora circa 15 metri.
Lungo tutto il perimetro delle mura si aprono delle feritoie, poste ad intervalli non sempre regolari, che presentano all'interno uno strombo assai accentuato mentre l'apertura verso l'esterno è molto stretta. In tale maniera gli assediati potevano godere di un'ampia visuale sul terreno circostante, mentre i rischi erano ridotti al minimo.
Tra il 2002-2003 un pezzo della prima cinta muraria del paese è stato oggetto di restauro ed un secondo intervento su un altro tratto della cinta è in via di attivazione.

Testo di Massimo Basilici

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